Finanziato con 2,6 milioni di euro, questo progetto si concentrerà sull'ampliamento della tecnologia sviluppata nell'ambito del progetto H2020 AMADEUS per realizzare un primo prototipo funzionale utilizzabile in un'applicazione reale. Entrambi i progetti mirano a immagazzinare energia durante la transizione di fase da solido a liquido del silicio, sfruttandone l'elevato calore latente di cambiamento di fase, dieci volte superiore alla capacità di accumulo dei sali fusi. A tal fine, stanno creando una batteria fotovoltaica a lungo termine (LHTPV) di lunga durata (da 10 a 100 ore) che consente la generazione di calore ed elettricità su richiesta (cogenerazione).

L'obiettivo di THERMOBAT è dimostrare la funzionalità dell'unità base del sistema. A tal fine, il consorzio realizzerà un prototipo con una capacità di accumulo di 100 kWh, circa 100 volte superiore a quella sviluppata nel progetto precedente. Il sistema immagazzinerà l'energia elettrica in eccesso prodotta da un impianto fotovoltaico e fornirà elettricità e calore su richiesta. Per raggiungere questo obiettivo, il progetto prevede una fase di sviluppo tecnologico in cui verranno realizzati i vari componenti del sistema, dai generatori fotovoltaici (PVG) alle leghe di silicio e ai relativi contenitori, nonché l'isolamento termico e il sistema di riscaldamento elettrico, e il sistema di gestione e controllo. Infine, tutti i componenti verranno integrati, testati in un ambiente di laboratorio controllato e successivamente installati in un ambiente applicativo reale, dove il loro funzionamento verrà monitorato per diversi mesi. Il prototipo dovrebbe essere pronto entro la fine del 2024, con i test che si svolgeranno per tutto il 2025.

Per la realizzazione del prototipo, il progetto collabora con esperti di metallurgia (NTNU in Norvegia e Ferroglobe in Spagna), contenitori refrattari (Vesuvius-Foseco, Paesi Bassi), forni elettrici (Entech, Svezia) e generatori POS (IES-UPM, Spagna). Il progetto si avvale anche dei partner necessari per commercializzare questa tecnologia: Thermophoton, una startup creata di recente da ricercatori dell'IES-UPM, sarà responsabile della commercializzazione dei sistemi, mentre Serveo metterà a disposizione uno dei suoi edifici per l'installazione del sistema, diventando la prima azienda a testare questa tecnologia in un ambiente reale e, in seguito, uno dei primi clienti di questa tecnologia innovativa.

Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante poiché una delle caratteristiche di questo finanziamento è che il progetto deve includere un modello e un piano aziendale affinché la tecnologia sviluppata possa raggiungere il mercato, sia per una specifica applicazione che per un insieme di applicazioni che rispondano agli obiettivi della sfida.

Unendo le capacità tecnologiche dei partner industriali e degli istituti di ricerca con la conoscenza del mercato della startup e del suo potenziale cliente finale, il progetto cercherà di compiere i primi passi per trasferire la tecnologia sviluppata sul mercato, un'operazione ad alto rischio tecnologico ma con un grande potenziale.

Se avrà successo, il sistema consentirà l'accumulo di grandi quantità di energia rinnovabile in eccesso che si prevede verrà prodotta nei prossimi anni. In questo modo, la tecnologia contribuirà a favorire una massiccia diffusione dell'energia verde e a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Thermophoton, la società spin-off nata per commercializzare questa batteria

Thermophoton è una società spin-off del Politecnico di Madrid (UPM), creata nel 2021 all'interno dell'Istituto di Energia Solare da un gruppo multidisciplinare di ingegneri, scienziati e imprenditori con una vasta esperienza nel settore energetico. L'azienda si propone di commercializzare gli sviluppi tecnologici derivanti da questo nuovo progetto europeo.

Consiglio europeo per l'innovazione (EIC) - Transizione all'innovazione

Nell'ambito del programma quadro Horizon Europe, il bando EICTransition to Innovation mira a finanziare lo sviluppo di tecnologie innovative in fasi intermedie fino al loro lancio sul mercato.

Queste tecnologie, che devono partire dalla dimostrazione di fattibilità in laboratorio, devono utilizzare i risultati di progetti precedentemente finanziati nell'ambito dei bandi Proof of Concept del Consiglio europeo della ricerca (ERC), del programma Pathfinder del Consiglio europeo dell'innovazione o del programma FET (Future Emerging Technologies), ora non più attivo

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