In tal modo, influenzano uno stato quantistico sensibile noto come spin e lo rendono visibile attraverso la luce. In futuro, queste scoperte potrebbero aiutare a rilevare e persino a dirigere i processi biochimici nelle cellule semplicemente dall'esterno utilizzando le onde radio. Finora, la comprensione del rilevamento quantistico era principalmente legata a materiali allo stato solido, come i diamanti, nei quali venivano introdotti deliberatamente minuscoli difetti. I ricercatori stanno ora trasferendo questo principio alle proteine, molecole biologiche che possono essere modificate geneticamente e specificamente adattate. In futuro, ciò potrebbe consentire l'integrazione diretta di sensori quantistici in cellule o tessuti.

Questi sensori a base proteica sono potenzialmente particolarmente adatti alla biodetenzione, ovvero all'imaging di cellule, tessuti o organi viventi. In teoria, possono essere posizionati direttamente dove è necessaria la misurazione, il che li rende ideali per gli studi sugli organismi, a differenza dei sensori a stato solido, che risultano ingombranti.

Dominik Bucher, professore di rilevamento quantistico presso la Facoltà di Scienze Naturali della TUM e autore senior dello studio pubblicato su Nature Biotechnology, spiega: "A differenza dei sistemi consolidati basati sullo stato solido, gli approcci basati sulle proteine ​​non solo possono fungere da sensori, ma aprono anche la possibilità di controllare selettivamente i processi biologici con le onde radio: una prospettiva estremamente interessante.

Che cosa hanno fatto esattamente i ricercatori?

I ricercatori hanno irradiato con luce blu due proteine ​​fotosensibili, chiamate flavoproteine. Il punto di partenza era un criptocromo, una proteina studiata in biologia come potenziale sensore di campi magnetici negli uccelli. I campioni proteici utilizzati nello studio sono stati forniti dal gruppo di ricerca del professor Erik Schleicher presso l'Università di Friburgo. La luce genera coppie di radicali correlate allo spin e straordinarie proprietà di spin nelle proteine: si tratta di coppie di elettroni accoppiate estremamente sensibili ai campi magnetici. Questo comportamento può essere reso visibile attraverso l'intensità della luminescenza di queste proteine.

In seguito, i ricercatori hanno applicato deliberatamente onde radio e sono riusciti ad alterare la luminescenza delle proteine, e quindi delle coppie di radicali sottostanti. Ciò dimostra che gli stati quantistici sensibili nell'ambiente biologico possono essere influenzati dai campi elettromagnetici. Le proteine ​​agiscono come sensori di campi magnetici e possono persino rendere visibili le distribuzioni dei campi magnetici nei campioni.

Il segnale viene letto esclusivamente per via ottica, utilizzando la luce, in modo simile ai sensori quantistici a stato solido. Sebbene si tratti di ricerca di base, i risultati hanno un grande potenziale per applicazioni biotecnologiche a breve termine. Kun Meng, dottorando presso la Facoltà di Scienze Naturali della TUM e primo autore dello studio, spiega: "Le possibilità spaziano dai sensori quantistici biologici all'attività cellulare controllata tramite onde radio, come l'espressione genica a distanza".

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